Nuovo modello di business per Federlegno-Arredo

Proiettare il settore legno-arredamento nel prossimo futuro e definire la strategia di una federazione in grado di offrire servizi e rappresentanza ai propri associati alla luce dei forti cambiamenti in corso. È questo l’obiettivo del documento presentato da Federlegno-Arredo che sintetizza le priorità strategiche del settore legno-arredamento inteso come un unico sistema integrato che rappresenta un patrimonio industriale, di professionalità, di competenze per l’intero Paese.

“Siamo oggi consapevoli che la nostra filiera – afferma Roberto Snaidero, presidente Federlegno-Arredo – è stretta tra la minaccia della industrializzazione accelerata dei sub continenti cinese e indiano e il fascino dell’apertura di un mercato, quello asiatico, di oltre due miliardi di persone. Contemporaneamente assistiamo alla riallocazione delle capacità produttive su scala mondiale, in gran parte nel quadrante asiatico, di cui subiamo la forza competitiva e la forte pressione operata sull’assorbimento delle materie prime e delle risorse energetiche. Di fronte a tali fenomeni occorre ripensare la nostra mission e anche il nostro business; lo facciamo a livello settoriale e come associazione, perché riteniamo che questo ripensamento sia indispensabile sia per le istituzioni di rappresentanza che per le aziende. Anzi sono proprio queste ultime a dover comprendere, in tutta la sua complessità, la portata dei cambiamenti economici che stiamo affrontando”.

L’innovazione è una caratteristica essenziale del business di tutte le imprese della filiera sebbene le aziende del design siano la componente più visibile. La sfida è operare una rivoluzione metodologica che superi l’idea di una innovazione senza ricerca per portare il sistema verso un modello di ricerca per l’innovazione. La ricerca è ciò che sta a monte dell’innovazione e il settore ha bisogno di un livello di innovazione più profondo, consapevole, organizzato e difendibile.

“Vorremmo che le imprese del settore – auspica Roberto Snaidero – imparassero ad utilizzare la creatività non solo per innovare il proprio prodotto, ma anche per rinnovare il proprio modello organizzativo, la propria filiera produttiva e distributiva, il proprio target di mercato, in una parola il proprio modello di business. Ci sono segnali confortanti perché alcune nostre imprese hanno già incominciato a pensare all’internazionalizzazione non solo come capacità di esportare, ma realizzando una rete distributiva capace di dare servizi post-vendita e assistenza. Anche sul fronte produttivo, si comincia a pensare all’internazionalizzazione non più solo come arma difensiva di abbattimento dei costi, ma anche come strumento per servire nuovi mercati. Però sia a livello di imprese che di istituzioni pubbliche occorre fare di più: le prime devono considerare il problema del salto dimensionale, le seconde devono avviare un processo effettivo di razionalizzazione della promozionale internazionale. Entrambe devono ispirarsi al principio che la spesa per l’internazionalizzazione del nostro sistema produttivo è un investimento necessario, urgente, ed ad alto rendimento”.

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