Nel mese di Novembre 2012, il centro di ricerca economica CSIL ha presentato il “Rapporto di previsione sul settore del mobile in Italia” anche le “opportunità per le imprese italiane sul mercato globale 2013-2015”.
Riassumiamo i punti principali del rapporto.
– Il mercato mondiale del mobile
Il consumo mondiale di mobili valutato a prezzi di produzione (escluso cioè il markup per la distribuzione) è di circa 410 miliardi di dollari USA. Il grado di apertura dei mercati (cioè il rapporto fra importazioni e consumi) è attualmente dell’ordine del 27%. I principali paesi importatori di mobili sono Stati Uniti, Germania, Francia e Regno Unito. Le importazioni degli Stati Uniti, dopo la crisi del 2008 e 2009, si sono riprese, e nel 2012 tornano al livello del 2007. La Cina ha aumentato le sue esportazioni da 25 miliardi di dollari nel 2009 a 45 miliardi di dollari nel 2012. Gli altri grandi esportatori di mobili sono Germania, Italia e Polonia.

Le previsioni di variazioni in termini reali della domanda di mobili nelle principali aree geografiche sono presentate nel grafico che indica una contrazione per l’Europa Occidentale, ma una crescita superiore al 3% per il mondo, specialmente grazie al contributo dei paesi emergenti.
– Il settore del mobile in Italia nel 2013-2015
Il Rapporto di Previsione sul Settore del Mobile in Italia, presentato nel Novembre 2012, fornisce un quadro aggiornato e dettagliato del settore del mobile e delle sue prospettive mettendo in luce sia gli eventuali elementi di rischio sia le possibilità offerte dallo scenario futuro .
– Le opportunità per le imprese italiane sul mercato globale nel 2013-2015
Con un mercato interno che continua a flettere, l’unico motore che fornisce respiro al settore è rappresentato dalle esportazioni e dalle prospettive di crescita dei mercati esteri.
I produttori italiani, di fronte al crollo della domanda interna (ma alcuni anche prima della crisi economica internazionale) si sono impegnati ancora di più per vendere all’estero anche sui mercati più lontani, riducendo ove possibile i margini e cercando soprattutto di puntare su fattori di competitività diversi dal prezzo, quali un aumento del contenuto di innovazione e di qualità del prodotto, della produttività e dei servizi offerti al cliente e una gestione più efficace delle reti distributive a livello internazionale.
Sul fronte dei mercati, la domanda estera nel prossimo triennio continuerà a crescere, ma non in quei paesi più vicini e più rilevanti per l’Italia dove invece sono ora dirette più della metà delle vendite delle imprese italiane. In questi mercati un approccio di tipo tradizionale può non essere sufficiente a consolidare ed aumentare le posizioni raggiunte e nuove mete sono da individuare.
Il contesto dei mercati nei quali le opportunità saranno maggiori nei prossimi anni è in continua evoluzione e la sempre più diffusa circolazione delle informazioni e la frammentazione della catena del valore rendono meno uniche o esclusive alcune capacità o competenze. Questo scenario richiede una maggiore reattività ed adattabilità da parte dei produttori italiani senza perdere di vista l’ottica di medio-lungo periodo.

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