La creatività a più voci

Come vengono le buone idee, e quali caratteristiche ha una buona idea? La creatività è una dote innata o è qualcosa che si può imparare? In che modo e in quali ambienti se ne può favorire lo sviluppo? Quanto conta nelle arti e nella scienza? È più facile essere creativi da soli o in gruppo?

Annamaria Testa, celebre pubblicitaria, nel volume “La creatività a più voci” per le Editori Laterza (Isbn 88-420-7703-8) orchestra una riflessione polifonica alla scoperta della creatività e dei suoi fondamenti, coinvolgendo intellettuali e ricercatori che ne indagano gli effetti nei campi più diversi, dalla linguistica all’economia, alla storia, alla pedagogia, al cinema, alle biotecnologie, ai mass media, al web, alla moda, al design, alla letteratura.

Il volume raccoglie i contributi di diversi scrittori, tra i quali: Tullio De Mauro (docente di Linguistica all’Università La Sapienza di Roma), Paola Antonelli (curatrice della sezione Design del MoMA Museum of Modern Art di New York), Omar Calabrese (professore di Semiotica a Siena), Michele Serra (giornalista e scrittore).

“La creatività in sé ha qualcosa di magico e insieme di quotidiano – precisa Annamaria Testa nell’introduzione -. Non si possono ignorare né la singolarità di chi ragiona in modo creativo né la singolarità del ragionamento né quella del risultato. Questo non vuol dire che si tratti di qualcosa che sta tra l’imperscrutabile, il bizzarro e il meccanico. Se ci si lascia incantare dalla magia si finisce per ingarbugliarsi tra parole come mistero, vocazione, genio, straordinario, destino, per poi rinunciare a spiegare l’inspiegabile”.

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