Il co-working al servizio della produttività lavorativa

Quando il proprio “spazio di lavoro” non è solo una postazione scrivania-seduta. 

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Forse gli stacanovisti, ligi sul lavoro e sempre mentalmente e fisicamente concentrati sulla propria mansione, non capirebbero una moderna visione di ambiente lavorativo progettata da WeWork, la società americana che fornisce spazi di lavoro condivisi, una visione che mira soprattutto a creare una comunità di dipendenti sempre in contatto e in relazione tra loro, con annessi servizi per imprenditori, start-up o piccole imprese che siano.

Come afferma Miguel McKelvey, co-fondatore e direttore creativo di spazi co-working per uffici di WeWork, l’ambiente ufficio contemporaneo deve essere caratterizzato da più spazi, di aggregazione e non, dedicati al dipendente, e meno postazioni scrivania-seduta, in modo tale da diventare un luogo in cui al mattino si è felici di andare e non uno spazio monotono e uguale a tutte le ore che si desidera di lasciare al più presto.

Per questo i progettisti hanno pensato alla creazione di percorsi che incentivano gli incontri casuali e spazi di lavoro aperti che promuovono la collaborazione e la creatività, massimizzando quindi il potenziale umano, le prestazioni e soprattutto la produttività.

Lavorare bene e in maniera produttiva non significa quindi stare sempre seduti con la testa china, cosa che tra l’altro non fa neppure bene alla salute, ma al contrario alzarsi il più possibile dalla poltrona e soprattutto cambiare ambiente interagendo con i propri colleghi, mantenendo costante una sorta di brainstorming quotidiano.

Creare quindi delle zone comuni in cui poter interloquire davanti alla macchinetta del caffè, nella sala stampa o nel percorso che porta alla toilette, spazi in cui potenziare la socializzazione e la familiarità tra dipendenti, dalle cui conversazioni può e deve nascere qualcosa di produttivo a livello lavorativo, che renda il lavoro stesso meno “rigido”. O costruire le scale all’interno dell’edificio al centro degli spazi operativi e non sempre nelle zone posteriori, dove quindi c’è sempre affollamento e maggiore possibilità di fermarsi ad interloquire con qualcuno, trovando magari anche la soluzione ad un ipotetico problema.

E allo stesso tempo realizzare aree in cui viene data importanza alla privacy di ciascuno, momenti in cui invece la concentrazione personale è al primo posto. Ma pur sempre ambienti “mentalmente aperti” in zone trafficate, separati dal resto dell’ufficio da porte vetrate che danno comunque la sensazione di essere in mezzo alla gente.

Dare quindi forma ad una cultura aziendale in cui l’idea del lavoro è estesa a tutti gli ambienti: non si lavora solo, quindi, seduti davanti al proprio pc, ma si possono trovare soluzioni lavorative anche conversando dieci minuti in un posto più inusuale: il confronto e la socializzazione sono alcuni dei fattori chiavi per una buona produttività.

 

www.wework.com

 

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