Un articolo pubblicato da Roberto Fiorini evidenzia i risultati di una recente ricerca dello Studio Gensler, Major Global Architecture player, secondo cui i posti di lavoro in “Open Space” verranno del tutto sostituiti da sistemi di lavoro ibridi, sostenibili e personalizzati a misura d’uomo.
Per facilitare la comunicazione tra gli operatori, migliorarne la collaborazione e abbattere le barriere/distanze, le postazioni di lavoro in “Open Space” avevano sostituito gli uffici singoli degli anni ’60, aiutando le imprese e le persone a realizzare questi obiettivi.
Tuttavia, il 13 gennaio scorso, un articolo del New York Times “The Rise of the New Groupthink” ha sfidato la tendenza attuale sul luogo di lavoro in “spazio aperto” indicando i danni alla concentrazione e focalizzazione sul posto di lavoro a causa di questa tipologia di soluzioni. Sulla stessa linea, The Atlantic’s “Collaborative Workspaces: Not All They’re Cracked Up To Be” parla di singoli stili di lavoro e della la necessità di spazi in grado di soddisfare le esigenze della “personalità” di ogni singolo lavoratore a vantaggio dell’efficienza e della competitività.
Questi articoli e il relativo dibattito da essi scaturito, hanno spinto Gensler (uno dei più importanti studi di progettazione del mondo) a scegliere di valutare questo problema attraverso una serie di fondamentali domande: il passaggio da spazio individuale a open space ha travalicato i suoi supposti benefici? Siamo riusciti a migliorare la collaborazione ma a scapito della concentrazione? Abbiamo sottovalutato l’importanza della concentrazione come vantaggio competitivo di un’organizzazione?
Dai risultati della ricerca, ci si aspettava di avere conferma che la “collaborazione” (intesa come “lavoro di gruppo”) ha un ruolo importante nel lavoro di oggi per la socializzazione nei luoghi di lavoro e la sua connessione alla costruzione di relazioni e condivisione delle conoscenze.
Si è invece dimostrato che l’efficacia della collaborazione, apprendimento e socializzazione soffrono drammaticamente quando la capacità di focalizzazione (concentrazione) diminuisce.
Le implicazioni e le derive per la corretta progettazione degli ambienti di lavoro d’ufficio sono quindi profonde.
Sembra infatti ora chiaro che opportune soluzioni ergonomiche atte a favorire la “focalizzazione” sono il fondamento di un ambiente di lavoro efficace.
A tal proposto Gensler sostiene si sia alle soglie di una nuova era nel design del posto di lavoro e al centro di questa nuova Era vi è posto (udite udite!) l’individuo.
Ovviamente non tutti gli individui hanno bisogno di un ambiente individuale per massimizzare la concentrazione. L’ambiente di lavoro ottimale varia anche a seconda della personalità.
La sfida per gli ergonomi e i designer del lavoro d’ufficio è quindi quella di “come” affrontare lo spettro delle esigenze di lavoro individuali, con soluzioni scalabili ed efficienti che le organizzazioni siano in grado di gestire operativamente ed economicamente.
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www.fanpage.it/2013-la-fine-degli-uffici-in-open-space/
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